L’ambiente come terzo educatore — come lo spazio plasma lo sviluppo del bambino
Pensate a un luogo in cui vi sentite davvero bene. Forse è un angolo accogliente di casa, un caffè dalla luce calda, un giardino pieno di verde. Lo spazio influisce sul nostro benessere, sulla creatività e sulla voglia di fare, e sui bambini agisce ancora più che sugli adulti. Nell’approccio Reggio Emilia questa influenza è presa molto sul serio.
La filosofia del terzo educatore
Nell’approccio Reggio Emilia lo spazio non è solo lo sfondo in cui avviene l’educazione: ne è un partecipante attivo. Loris Malaguzzi parlava di tre educatori: il primo è l’adulto, il secondo sono i compagni, il terzo è l’ambiente. Questa idea ha profonde conseguenze pratiche. Se lo spazio è un educatore, deve essere progettato con la stessa cura con cui prepariamo il programma. Ogni angolo, ogni materiale, ogni fonte di luce manda al bambino un messaggio.
Il disordine e il caos dicono: «qui non c’è ordine». La bellezza e l’ordine dicono: «questo luogo tiene a te, meriti la bellezza». Gli armadi chiusi dicono: «non toccare senza permesso». Gli scaffali aperti con i materiali a portata di mano dicono: «scegli, esplora, crea: questo è il tuo spazio». Per questo all’Accademia dei Piccoli ogni elemento dei nostri ambienti è progettato consapevolmente pensando ai bambini.
La bellezza non è un lusso
Uno degli aspetti dell’approccio Reggio che più spesso sorprende chi visita la nostra scuola è l’estetica. Le pareti non sono tappezzate di poster chiassosi con i personaggi dei cartoni. I colori sono tenui e caldi. I mobili sono di legno. Sugli scaffali ci sono vere stoviglie di ceramica, non bicchierini di plastica. Alle pareti sono appesi i lavori dei bambini, esposti con rispetto: incorniciati, firmati, ben illuminati.
Perché è così importante? Perché un ambiente bello insegna il rispetto: per lo spazio, per i materiali, per il proprio lavoro. Quando un bambino vede che il suo disegno viene preso sul serio ed esposto come in una galleria, riceve un messaggio forte: «ciò che crei ha valore». Questo costruisce l’autostima più di cento adesivi di lode. Nella tradizione educativa italiana la bellezza non è un accessorio: è una necessità, perché esprime rispetto per il bambino come persona a pieno titolo.
Materiali che invitano alla scoperta
Nelle scuole ispirate a Reggio Emilia i materiali hanno un ruolo speciale. Preferiamo materiali naturali — legno, sassi, conchiglie, stoffe, argilla — ai giocattoli di plastica pronti con una sola funzione. Perché? Perché i materiali aperti (le cosiddette loose parts) permettono al bambino di dar loro un significato. Un bastoncino può essere una bacchetta magica, una canna da pesca, una lettera, un pezzo di una costruzione. Un sassolino può essere una moneta, un animaletto, una tessera di mosaico.
Questa apertura stimola l’immaginazione e il pensiero creativo molto più di un giocattolo che fa una sola cosa quando si preme un pulsante. Nel nostro atelier, il laboratorio creativo, i bambini hanno accesso a colori, argilla, materiali per il collage, strumenti per disegnare e anche a lenti d’ingrandimento, specchi e luci che permettono di esplorare il mondo da prospettive diverse. La teoria delle loose parts è stata descritta per la prima volta dall’architetto Simon Nicholson nel 1971 ed è da allora uno dei pilastri della pedagogia moderna.
Luce e natura
La luce naturale è molto apprezzata nella filosofia Reggio Emilia. Le scuole di Reggio Emilia sono famose per le grandi finestre, i tavoli vicino alle finestre, gli specchi che riflettono la luce e gli angoli speciali in cui i bambini possono sperimentare con luce e ombra sui tavoli luminosi. Anche la presenza della natura — piante, sassi, legno, acqua — è fondamentale. Il contatto con la natura calma, sviluppa i sensi e risveglia la curiosità naturale per il mondo.
All’Accademia dei Piccoli abbiamo la fortuna che il nostro spazio sia circondato dal verde. Il giardino è il prolungamento delle aule: i bambini escono non solo per la «ricreazione», ma per continuare i loro progetti, osservare la natura e imparare da essa. Le ricerche sull’educazione all’aperto (outdoor education) confermano chiaramente che i bambini che trascorrono regolarmente tempo all’aria aperta sono più calmi, più concentrati e più creativi.
Uno spazio che dice «qui è il tuo posto»
Un elemento importante è la personalizzazione dello spazio. I bambini dovrebbero vedere a scuola le tracce della loro presenza: i loro lavori, le foto, i nomi. Questo costruisce il senso di appartenenza e di sicurezza. Nella nostra scuola ogni bambino ha il suo posto, il suo simbolo, il suo spazio per i lavori. Le foto dei progetti sono appese all’altezza degli occhi dei bambini, non degli adulti, perché sono loro i destinatari più importanti. Gli psicologi dello sviluppo sottolineano che il senso di appartenenza è uno dei bisogni fondamentali di ogni persona, e a scuola lo si può soddisfare proprio attraverso una progettazione consapevole dello spazio.
Che cosa potete fare a casa?
La filosofia del terzo educatore non deve limitarsi alla scuola. Anche a casa vale la pena fare in modo che lo spazio del bambino sia ordinato, bello e invitante all’autonomia. Mettete libri e giocattoli su scaffali bassi, così che il bambino possa prenderli da solo. Esponete i suoi lavori alla parete con rispetto, come in una galleria. Create un angolo creativo con materiali accessibili: pastelli, carta, plastilina. Curate la luce naturale e le piante. Uno spazio in cui il bambino si sente al sicuro e invitato ad agire è uno degli strumenti più potenti per sostenerne lo sviluppo, e non deve costare molto.
Fonti e letture di approfondimento
- Ceppi G., Zini M. (a cura di), Children, Spaces, Relations: Metaproject for an Environment for Young Children, Reggio Children – Domus Academy Research Center, 1998.
- Edwards C., Gandini L., Forman G. (a cura di), The Hundred Languages of Children: The Reggio Emilia Experience in Transformation, 3ª ed., Praeger, 2012.
- Reggio Children – sito ufficiale: Reggio Emilia Approach.
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