Atelier w przedszkolu

L’atelier — perché ogni scuola dell’infanzia dovrebbe avere un laboratorio creativo

Quando si entra nell’atelier di una scuola dell’infanzia ispirata alla filosofia Reggio Emilia, si sente subito che è un luogo speciale. Sugli scaffali ci sono barattoli di pigmenti di tutti i colori dell’arcobaleno, statuine di argilla che si asciugano sul davanzale, pennelli di ogni spessore, pezzi di legno, stoffe, perline, conchiglie. Non è una normale aula di arte: è un laboratorio di espressione in cui i bambini scoprono i loro «cento linguaggi».

Che cos’è l’atelier?

L’atelier è uno dei concetti chiave della pedagogia Reggio Emilia. Il termine viene dal francese e indica lo studio dell’artista, il luogo in cui si crea l’arte. Nella scuola dell’infanzia l’atelier è uno spazio in cui i bambini possono esprimere pensieri, sentimenti e scoperte con materiali e tecniche creative diverse: pittura, disegno, scultura, collage, costruzioni e persino esperimenti con la luce e il suono.

Nelle scuole dell’infanzia di Reggio Emilia l’atelier è condotto dall’atelierista, una persona con formazione artistica che non insegna ai bambini «come si disegna», ma li accompagna nel processo creativo, fornisce i materiali, pone domande stimolanti e aiuta a documentare il loro lavoro. Vea Vecchi, per molti anni atelierista nelle scuole di Reggio Emilia, scriveva che il ruolo dell’atelier è restituire ai bambini i loro cento linguaggi. All’Accademia dei Piccoli le nostre insegnanti svolgono questo ruolo con grande passione e sensibilità.

I cento linguaggi in pratica

L’atelier è lo spazio in cui la filosofia dei «cento linguaggi dei bambini» prende forma concreta. Malaguzzi credeva che i bambini si esprimano in molti modi: non solo con le parole, ma anche con le immagini, il movimento, il suono, le costruzioni. L’atelier offre loro gli strumenti per queste forme di espressione.

Quando un bambino di quattro anni dipinge la sua famiglia, non fa semplicemente un disegno: racconta una storia. Quando modella con l’argilla una «casa per lo scarabeo» trovato in giardino, elabora la propria esperienza, le dà forma e significato. Quando un gruppo di bambini costruisce insieme una «città del futuro» con cartoni e carta colorata, negozia, progetta, condivide una visione. Tutto questo è apprendimento, solo che avviene creando e non stando seduti ad ascoltare. Ogni lavoro creativo è anche un atto di comunicazione: il bambino ci dice qualcosa di importante, anche senza usare le parole.

Il processo, non il prodotto

Uno dei principi più importanti del lavoro in atelier è che conta il processo, non il prodotto finale. Nell’approccio tradizionale alle «attività artistiche» i bambini ricevono una sagoma e delle istruzioni: «oggi facciamo il pupazzo di neve: incollate i cerchi qui, qui e qui». Risultato: venti pupazzi identici e zero pensiero creativo. In un atelier ispirato a Reggio i bambini non ricevono sagome. Ricevono materiali, spazio e l’incoraggiamento a esplorare.

Il risultato è che ogni lavoro è diverso, perché ogni bambino è diverso. Un bambino potrà dipingere un pupazzo di neve con quattro teste perché «è più allegro con gli amici». Un altro, invece del pupazzo, dipingerà una tormenta, perché «gli interessa di più da dove viene la neve». Un terzo rinuncerà a dipingere e costruirà il pupazzo con la plastilina, perché «vuole toccarlo». Ognuna di queste risposte ha valore, perché esprime il modo di pensare individuale del bambino. L’insegnante non giudica quale risposta sia «migliore»: le valorizza tutte.

L’atelier fuori dall’aula

Nell’approccio Reggio Emilia l’idea di atelier non si limita a una sola stanza. Mini-atelier, angoli creativi con materiali, possono esistere in ogni aula e persino all’aperto. Nel nostro giardino i bambini possono dipingere all’aria aperta, costruire con materiali naturali o creare «installazioni» con foglie, sassi e bastoncini: la cosiddetta land art, che unisce in modo meraviglioso arte e natura. La creatività non ha bisogno di quattro pareti, ha bisogno di ispirazione, e la natura ne è una fonte inesauribile.

Che cosa dà l’atelier al bambino?

I benefici del lavoro in atelier vanno ben oltre le abilità artistiche. I bambini imparano la concentrazione e la pazienza: lavorare l’argilla richiede movimenti calmi e precisi. Sviluppano la motricità fine: dipingere, ritagliare e modellare sono esercizi eccellenti che preparano la mano alla scrittura. Costruiscono la fiducia in sé: ogni lavoro creativo è unico e prezioso. Imparano a prendere decisioni: che cosa dipingere, con quale colore, quale materiale scegliere. Sviluppano il pensiero astratto: come rappresentare ciò che sento? Come si disegna la gioia? Come si mostra la nostalgia?

All’Accademia dei Piccoli l’atelier è il cuore della scuola: un luogo in cui la creatività dei bambini incontra la cura degli adulti, e da questo incontro nascono lavori che spesso lasciano senza fiato. Non perché siano «belli» nel senso tradizionale, ma perché sono autentici, pieni di espressione e raccontano storie che solo i bambini sanno raccontare.

L’atelier a casa — si può fare

Non serve un laboratorio a parte per creare un atelier domestico per il bambino. Bastano una mensola con materiali artistici alla sua portata, un angolo del pavimento protetto con un telo o una vecchia tovaglia cerata e il permesso di fare disordine, perché non si crea senza disordine. Proponete al bambino materiali aperti: argilla, colori, carta, spago, bottoni, elementi naturali. Non dite «che cosa devo disegnare»: lasciate che sia il bambino a porsi questa domanda. E ricordate: conta il processo, non il risultato. Ogni momento creativo ha valore, anche se il risultato finale è una macchia astratta a cui non sapete dare un nome.

Fonti e letture di approfondimento

  • Vecchi V., Art and Creativity in Reggio Emilia: Exploring the Role and Potential of Ateliers in Early Childhood Education, Routledge, 2010.
  • Edwards C., Gandini L., Forman G. (a cura di), The Hundred Languages of Children: The Reggio Emilia Experience in Transformation, 3ª ed., Praeger, 2012.
  • Ceppi G., Zini M. (a cura di), Children, Spaces, Relations: Metaproject for an Environment for Young Children, Reggio Children – Domus Academy Research Center, 1998.
Katarzyna Jaszczuk – Direttrice metodologica, Accademia dei Piccoli

L’autrice

Katarzyna Jaszczuk

Direttrice metodologica della scuola dell’infanzia Accademia dei Piccoli a Kabaty. È responsabile del programma educativo ispirato all’approccio Reggio Emilia, della documentazione pedagogica e del sostegno alle insegnanti nel lavoro quotidiano con i bambini. Conosci il nostro team

Leggi anche: Che cos’è l’approccio Reggio Emilia e perché cambia il nostro modo di pensare l’educazione? · L’ambiente come terzo educatore — come lo spazio plasma lo sviluppo del bambino · Sostenere la creatività del bambino a casa — una guida pratica per i genitori


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