Sostenere la creatività del bambino a casa — una guida pratica per i genitori
«Mio figlio è così creativo», diciamo con orgoglio quando il piccolo dipinge qualcosa di insolito o inventa una storia sorprendente. Ma la creatività non è un talento con cui si nasce o meno. È una capacità che si può, e vale la pena, sviluppare. E la casa è il posto migliore per farlo, perché è lì che il bambino trascorre la maggior parte del suo tempo.
La creatività non è solo arte
Partiamo da una distinzione importante. La creatività non coincide con le capacità artistiche. Un bambino creativo non è solo quello che disegna benissimo. È un bambino che sa pensare fuori dagli schemi, trovare soluzioni insolite, fare domande sorprendenti. La creatività si vede nel modo di costruire un castello con i mattoncini, nell’inventare le regole di un nuovo gioco, nel raccontare storie, nel chiedersi «e cosa succederebbe se…». Sir Ken Robinson, il cui intervento TED sulla creatività nell’educazione è stato visto oltre 70 milioni di volte, avvertiva che la scuola tradizionale soffoca sistematicamente la creatività dei bambini invece di svilupparla.
Nell’approccio Reggio Emilia la creatività è considerata una capacità fondamentale di ogni bambino, non solo di pochi. Loris Malaguzzi credeva che la creatività fosse il modo naturale del bambino di stare al mondo. Il nostro ruolo di adulti non è quindi «insegnare la creatività», ma non ostacolarne la naturale fioritura e, meglio ancora, creare le condizioni perché possa svilupparsi.
Uno spazio per creare
Il primo passo è creare in casa un luogo (una sorta di atelier domestico) in cui il bambino possa creare liberamente. Non serve una stanza a parte né un laboratorio professionale: bastano un tavolino, qualche mensola e un insieme di materiali di base. È importante che il bambino vi abbia accesso costante e facile, senza dover chiedere il permesso ogni volta che vuole disegnare o modellare.
Quali materiali? I migliori sono quelli aperti, che non hanno un unico uso «giusto». Pastelli, colori, carta di vari formati, forbici, colla, plastilina, argilla, perline, spago, cartone, ritagli di stoffa. E poi materiali naturali: sassi, conchiglie, bastoncini, foglie, piume. Queste cose semplici offrono al bambino infinite possibilità, molte di più dei kit creativi più costosi del negozio di giocattoli. Gli studi di Simon Nicholson sulle «parti sciolte» (loose parts theory) sostengono che più materiali aperti ci sono, più il gioco è ricco.
Il tempo della noia
Sembra un paradosso, ma uno dei modi più efficaci per sviluppare la creatività è permettere al bambino di annoiarsi. Nella nostra cultura la noia è vista come qualcosa di negativo: reagiamo subito proponendo un’attività, accendendo un cartone animato, dando il telefono. Eppure la noia è una porta d’accesso alla creatività.
Quando un bambino «non ha niente da fare», il suo cervello inizia a lavorare a pieno ritmo: cerca idee, combina, inventa. Dalla noia nascono i giochi più interessanti, le costruzioni più elaborate e le storie più lunghe raccontate agli orsacchiotti. La psicologa Teresa Belton dell’Università dell’East Anglia ha intervistato molte persone creative e ha scoperto che quasi tutte ricordano la noia dell’infanzia come fonte della loro creatività successiva. Date al bambino spazio e tempo, e troverà da solo l’ispirazione.
Chiedere invece di giudicare
Una delle abitudini più comuni, e al tempo stesso più dannose, degli adulti è giudicare i lavori del bambino. «Che bel disegno!» diciamo in automatico. Il problema è che la lode continua insegna al bambino a creare per essere lodato, non per sé. Peggio ancora, crea la paura di sbagliare: se deve essere «bello», forse è meglio non rischiare e dipingere qualcosa di sicuro?
Invece di giudicare, chiedete. «Raccontami il tuo disegno.» «Che cosa succede qui?» «Che colore hai usato e perché?» «Come ti senti quando lo guardi?» Queste domande mostrano al bambino che vi interessa il suo processo di pensiero, non il risultato finale. Così si costruisce la motivazione interna: il bambino crea perché gli piace creare, non per ricevere complimenti. Carol Dweck della Stanford University chiama questo atteggiamento «mentalità di crescita» e ha dimostrato che è fondamentale per il successo nella vita.
Non correggete
Un’altra trappola è correggere i lavori del bambino. «Il cielo è blu, non verde.» «Le persone non hanno quattro braccia.» «Questa casetta è storta.» Ogni osservazione di questo tipo dice al bambino: «il tuo modo di vedere il mondo è sbagliato». E per la creatività è letale. Nell’approccio Reggio Emilia rispettiamo il linguaggio creativo individuale del bambino. Se un bambino di quattro anni disegna il cielo verde, forse vede nel cielo il riflesso dell’erba, forse sta sperimentando consapevolmente con il colore, o forse quel verde semplicemente gli piace. Ognuno di questi motivi ha valore. Il nostro ruolo non è correggere, ma ascoltare.
Create insieme
I momenti più preziosi nascono quando i genitori creano insieme ai figli: non «per loro» né «al posto loro», ma «con loro». Dipingete un quadro insieme. Costruite un castello con gli scatoloni. Inventate insieme una storia e illustratela. Cucinate insieme, piantate semi, costruite una casetta per gli uccellini.
Una regola importante: non prendete il controllo. Quando costruite insieme una torre di mattoncini, non correggete il progetto del bambino secondo il vostro. Siate assistenti, non registi. Chiedete: «E adesso?» «Dove lo metto?» Lasciate al bambino il potere sul processo creativo, e lo vedrete sbocciare. Questi momenti creativi condivisi sono tra i doni più preziosi che potete fare a vostro figlio, più importanti di qualsiasi giocattolo o app educativa.
Fonti e letture di approfondimento
- Vecchi V., Art and Creativity in Reggio Emilia: Exploring the Role and Potential of Ateliers in Early Childhood Education, Routledge, 2010.
- Lowenfeld V., Brittain W.L., Creative and Mental Growth, Macmillan (8ª ed.), 1987.
- Ginsburg K.R., «The Importance of Play in Promoting Healthy Child Development and Maintaining Strong Parent-Child Bonds», Pediatrics, 2007, 119(1), pp. 182–191.
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