Trójka dzieci w fartuszkach malująca farbami przy dużym drewnianym stole w pracowni plastycznej.

Che cos’è l’approccio Reggio Emilia e perché cambia il nostro modo di pensare l’educazione?

Quando, nel 1945, gli abitanti della cittadina italiana di Reggio Emilia decisero di costruire una scuola dell’infanzia con i mattoni rimasti dalle distruzioni della guerra, nessuno immaginava che stessero gettando le basi di uno degli approcci educativi più importanti del Novecento. Oggi, a oltre settant’anni di distanza, la filosofia Reggio Emilia ispira insegnanti e genitori in tutto il mondo — compresi noi, all’Accademia dei Piccoli.

Non un metodo, ma una filosofia

Conviene partire da una distinzione importante. Reggio Emilia non è un metodo nel senso tradizionale del termine: non esiste un manuale con attività già pronte, un elenco di esercizi da spuntare o un programma rigido diviso in settimane. È piuttosto un modo di guardare al bambino e all’educazione: un insieme di valori, convinzioni e pratiche che insieme formano una visione coerente di ciò che l’educazione della prima infanzia può essere quando la prendiamo davvero sul serio. L’approccio è nato in un luogo e in un tempo precisi, ma la sua universalità ha fatto sì che venisse adottato da scuole dell’infanzia in tutti i continenti.

Loris Malaguzzi, il fondatore di questo approccio, ripeteva spesso che ogni bambino nasce con un potenziale illimitato. Non è un vaso vuoto da riempire di conoscenze, ma un costruttore attivo della propria comprensione del mondo. Questa idea apparentemente semplice ha enormi conseguenze pratiche: cambia il ruolo dell’insegnante, il modo di organizzare lo spazio e lo scopo stesso dell’educazione. Invece di chiederci «che cosa dovrebbe saper fare il bambino?», iniziamo a chiederci «che cosa sa già fare questo bambino e dove vuole andare?».

I cento linguaggi dei bambini

Una delle idee più note legate all’approccio Reggio Emilia sono i «cento linguaggi dei bambini». Con le parole di Malaguzzi, «il bambino ha cento lingue». Il senso è che i bambini si esprimono e imparano in molti modi: con la parola, ma anche con il disegno, la musica, il movimento, la danza, le costruzioni, la modellazione e la drammatizzazione. La scuola tradizionale riduce troppo spesso questi «cento linguaggi» a pochi: leggere, scrivere e contare. L’approccio Reggio invita a dare ai bambini lo spazio per usare tutti i loro linguaggi.

Nella nostra scuola questo significa, per esempio, che un progetto sulle stagioni può iniziare osservando le foglie in giardino, proseguire dipingendo i colori dell’autunno in atelier, avvicinarsi alla musica ascoltando il rumore del vento e concludersi modellando l’argilla. Ogni bambino trova in questo percorso la propria strada: non esiste un’unica risposta «giusta». L’insegnante osserva, documenta e propone nuove esperienze che approfondiscono gli interessi dei bambini.

Trójka dzieci w fartuszkach malująca farbami przy dużym drewnianym stole w pracowni plastycznej

L’insegnante come compagno di viaggio, non come docente in cattedra

Nel modello tradizionale l’insegnante sta davanti al gruppo e trasmette conoscenze. Nell’approccio Reggio Emilia il suo ruolo è completamente diverso: è osservatore, ascoltatore, co-ricercatore. Osserva con attenzione i bambini, documenta i loro giochi e le loro conversazioni e poi, sulla base di queste osservazioni, propone nuove esperienze che ne approfondiscono gli interessi. Questo richiede all’insegnante grande sensibilità e umiltà.

Invece di imporre il tema della settimana, l’insegnante deve ascoltare con attenzione ciò che vivono i bambini, ciò che li incuriosisce e le domande che fanno. Questo modo di lavorare si chiama «progettazione»: una pianificazione flessibile che nasce dall’osservazione continua e non da un piano già pronto. In pratica: se i bambini restano affascinati dalle lumache trovate in giardino, l’insegnante non dice «oggi il tema sono i colori», ma costruisce intorno alle lumache un intero progetto, che può durare un giorno, una settimana o un mese.

L’ambiente come terzo educatore

A Reggio Emilia si dice che lo spazio è «il terzo educatore», accanto all’adulto e ai coetanei. Per questo si dà tanta importanza all’aspetto e all’organizzazione degli ambienti in cui i bambini trascorrono il tempo. L’estetica, la luce naturale, l’accessibilità dei materiali, la presenza della natura: tutto conta. All’Accademia dei Piccoli facciamo in modo che il nostro spazio sia bello, ordinato e invitante all’esplorazione. I materiali sono alla portata dei bambini, i colori sono caldi e tenui e in ogni angolo c’è qualcosa di interessante da scoprire.

La documentazione — la memoria dell’apprendimento

Uno dei tratti distintivi dell’approccio Reggio è la documentazione pedagogica. Le insegnanti fotografano, registrano e trascrivono le parole dei bambini, raccolgono i loro lavori e poi ne fanno il racconto del processo di apprendimento. Non è un portfolio in senso tradizionale: è uno strumento di riflessione che aiuta gli adulti (insegnanti e genitori) a capire meglio come pensa il bambino, mentre i bambini stessi possono tornare alle proprie esperienze e vedere la propria crescita. La documentazione è un ponte tra scuola e casa: permette ai genitori di vedere che cosa vive il loro bambino durante la giornata.

Perché ne vale la pena?

In un mondo in cui si parla sempre di più del bisogno di creatività, collaborazione e pensiero autonomo, l’approccio Reggio Emilia si rivela sorprendentemente attuale. Non insegna risposte pronte, ma a porre domande. Non allena all’obbedienza, ma costruisce la fiducia in sé. Non misura tutti i bambini con lo stesso metro, ma ne celebra l’individualità. La ricerca internazionale sull’educazione della prima infanzia conferma costantemente che un approccio basato sul rispetto, sull’autonomia e sull’esplorazione creativa dà i migliori risultati a lungo termine.

Se cercate per vostro figlio un luogo in cui questa filosofia è pratica quotidiana e non solo uno slogan su un volantino, vi aspettiamo all’Accademia dei Piccoli. Saremo felici di raccontarvi di più sul nostro approccio durante una visita alla scuola.

Fonti e letture di approfondimento

  • Edwards C., Gandini L., Forman G. (a cura di), The Hundred Languages of Children: The Reggio Emilia Experience in Transformation, 3ª ed., Praeger, 2012.
  • Rinaldi C., In Dialogue with Reggio Emilia: Listening, Researching and Learning, Routledge, 2006.
  • Reggio Children – sito ufficiale: Reggio Emilia Approach.
Katarzyna Jaszczuk – Direttrice metodologica, Accademia dei Piccoli

L’autrice

Katarzyna Jaszczuk

Direttrice metodologica della scuola dell’infanzia Accademia dei Piccoli a Kabaty. È responsabile del programma educativo ispirato all’approccio Reggio Emilia, della documentazione pedagogica e del sostegno alle insegnanti nel lavoro quotidiano con i bambini. Conosci il nostro team

Leggi anche: L’ambiente come terzo educatore — come lo spazio plasma lo sviluppo del bambino · La documentazione pedagogica — perché osserviamo e annotiamo invece di testare e valutare · L’atelier — perché ogni scuola dell’infanzia dovrebbe avere un laboratorio creativo · Il ruolo del genitore nell’approccio Reggio Emilia — partnership invece di delega


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Ti aspettiamo per una visita nella nostra scuola a Kabaty (ul. Ekologiczna 4). Prenota al telefono: +48 606 125 126 o per email: kontakt@piccoli.pl. Le risposte alle domande più frequenti sono nelle FAQ.

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