Il gioco è una cosa seria — perché il gioco libero è fondamentale per lo sviluppo del bambino
In un mondo in cui le agende dei bambini si riempiono di attività extrascolastiche già dai tre anni, il gioco — quello semplice, libero, non organizzato — diventa un bene raro. Eppure è proprio il «lavoro» più importante di un bambino piccolo. E non è una metafora: è la conclusione di decenni di ricerche.
Il gioco non è tempo perso
Molti adulti, spesso inconsapevolmente, considerano il gioco meno prezioso del «vero apprendimento». Quando il bambino è seduto al tavolo e impara le lettere, diciamo che impara. Quando gioca con i mattoncini, «sta solo giocando». Questa divisione non è solo falsa, ma addirittura dannosa. Psicologi dello sviluppo come Jean Piaget e Lev Vygotskij hanno dimostrato già mezzo secolo fa che il gioco è il principale strumento di conoscenza del mondo nella prima infanzia.
Le ricerche sullo sviluppo del bambino mostrano chiaramente che il gioco libero è uno dei meccanismi di apprendimento più potenti. Giocando, il bambino sviluppa competenze sociali (negozia, condivide, risolve i conflitti), cognitive (pianifica, sperimenta, risolve problemi), emotive (vive ruoli diversi, gestisce la frustrazione) e fisiche (corre, si arrampica, costruisce). Tutto questo avviene in modo naturale, spinto dalla motivazione interna e con un coinvolgimento profondo.
Gioco libero e gioco guidato
Non tutti i giochi sono uguali. È utile distinguere il gioco libero, in cui è il bambino a decidere a che cosa giocare, con chi e per quanto tempo, dal gioco guidato, in cui le regole le stabilisce l’adulto. Entrambi hanno valore, ma il gioco libero è il più formativo, perché richiede autonomia, creatività e capacità di decidere. In Finlandia, il cui sistema educativo occupa regolarmente i primi posti nelle classifiche internazionali, il gioco libero è tutelato per legge: i bambini ne hanno diritto garantito in ogni scuola dell’infanzia.
Nell’approccio Reggio Emilia il gioco non è separato dall’apprendimento: è apprendimento. Quando i bambini costruiscono un castello con i mattoncini, imparano la fisica (equilibrio, gravità), la matematica (proporzioni, simmetria), la collaborazione («tu tieni e io appoggio») e l’immaginazione («questo è il castello del drago»). E tutto questo avviene senza istruzioni, manuali o schede. Il bambino si pone da solo gli obiettivi, incontra difficoltà, cerca soluzioni, e così impara le competenze di vita più preziose.
Il ruolo dell’adulto — esserci senza dominare
All’Accademia dei Piccoli le nostre insegnanti non organizzano ogni minuto della giornata del bambino. Lasciano spazio al gioco libero, restando osservatrici attente. Il loro ruolo è creare le condizioni — fornire materiali stimolanti, organizzare lo spazio, essere disponibili quando il bambino ha bisogno di sostegno — ma non dirigere ogni passo.
Questo richiede fiducia: fiducia nel fatto che il bambino sappia scegliere da solo un’attività, risolvere un problema, trovare la propria strada. E questa fiducia di solito ripaga: i bambini a cui si lascia libertà sorprendono gli adulti con la profondità delle loro idee, la perseveranza e la capacità di collaborare con i compagni. Nell’approccio Reggio l’insegnante è come un buon giardiniere: non tira la pianta verso l’alto perché cresca più in fretta, ma si prende cura del terreno, dell’acqua e della luce.
Il gioco all’aria aperta
Il gioco all’aperto — in giardino, al parco, nella natura — ha un valore particolare. La natura offre un’infinita varietà di stimoli sensoriali: la consistenza della corteccia, l’odore dell’erba bagnata, il canto degli uccelli, la freschezza dell’acqua. Giocare all’aria aperta sviluppa la coordinazione, rafforza le difese e, come confermano numerosi studi, migliora sensibilmente la concentrazione e l’umore.
Il nostro giardino all’Accademia dei Piccoli non è un parco giochi tradizionale con scivoli di plastica. È uno spazio vivo con piante, sabbia, acqua e sassi, un luogo in cui i bambini possono scavare, costruire, osservare gli insetti, raccogliere foglie e semplicemente correre liberi. Richard Louv, autore del libro «L’ultimo bambino nei boschi», mette in guardia dal «disturbo da deficit di natura», per cui i bambini separati dalla natura perdono la curiosità per il mondo. Noi facciamo di tutto per evitarlo.
Che cosa potete fare come genitori?
Il primo e più importante consiglio: lasciate che il bambino si annoi. La noia non è un nemico, è una porta d’accesso alla creatività. Quando il bambino «non ha niente da fare», il suo cervello inizia a cercare soluzioni, a inventare, a creare. Dalla noia nascono i giochi più interessanti, le costruzioni più elaborate e le storie più lunghe raccontate agli orsacchiotti.
Il secondo consiglio: limitate il tempo davanti agli schermi. Il tablet non sostituisce il gioco: lo rimpiazza con qualcosa di molto più povero. L’American Academy of Pediatrics raccomanda che i bambini sotto i due anni non usino schermi e che quelli più grandi in età prescolare non superino un’ora al giorno. Non è conservatorismo: è la conclusione delle ricerche sull’impatto degli schermi sullo sviluppo del linguaggio, dell’attenzione e della creatività.
Il terzo consiglio: i giocattoli non devono essere costosi né complicati. Una scatola, una coperta, bastoncini e sassi sono gli oggetti migliori. Uno scatolone può diventare una nave, un’auto, una casetta, una barca, tutto in un solo pomeriggio. Un robot di plastica può essere solo un robot.
E infine: giocate con i vostri figli. Non dirigete il gioco, ma siate presenti. Sedetevi sul pavimento, costruite, disegnate, fate finta. Questi momenti condivisi hanno un valore enorme, per il bambino e per voi. Perché il gioco non è una pausa dalla vita. Il gioco è la vita stessa, e forse persino la sua parte più importante.
Fonti e letture di approfondimento
- Ginsburg K.R., «The Importance of Play in Promoting Healthy Child Development and Maintaining Strong Parent-Child Bonds», Pediatrics, 2007, 119(1), pp. 182–191.
- Yogman M. et al., «The Power of Play: A Pediatric Role in Enhancing Development in Young Children», Pediatrics, 2018, 142(3), e20182058.
- Gray P., Free to Learn: Why Unleashing the Instinct to Play Will Make Our Children Happier, More Self-Reliant, and Better Students for Life, Basic Books, 2013.
Leggi anche: Sostenere la creatività del bambino a casa — una guida pratica per i genitori · L’ambiente come terzo educatore — come lo spazio plasma lo sviluppo del bambino
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