Dokumentacja

La documentazione pedagogica — perché osserviamo e annotiamo invece di testare e valutare

Nel modello educativo tradizionale i progressi del bambino si misurano con test, voti e tabelle di confronto. Sa contare fino a dieci? Conosce tutte le lettere? Sa disegnare un cerchio? Nell’approccio Reggio Emilia seguiamo una strada completamente diversa. Invece di testare, osserviamo. Invece di valutare, documentiamo. E questa differenza cambia tutto nel modo in cui comprendiamo lo sviluppo del bambino.

Che cos’è la documentazione pedagogica?

La documentazione pedagogica è la pratica di osservare e registrare con attenzione i processi di apprendimento dei bambini. Le insegnanti fotografano, registrano, trascrivono ciò che dicono i bambini, raccolgono i loro lavori e poi mettono insieme questi materiali in racconti coerenti su come il bambino pensa, scopre e cresce. Non è un portfolio, cioè una raccolta dei lavori «migliori». Non è un registro, cioè un elenco di abilità da spuntare. È una narrazione, un racconto che coglie il processo e non solo il risultato.

Nelle scuole dell’infanzia di Reggio Emilia la documentazione è uno dei fondamenti del lavoro pedagogico. Non è un obbligo in più né una decorazione: è uno strumento di pensiero, riflessione e comunicazione, al servizio di insegnanti, bambini e genitori allo stesso tempo. Carlina Rinaldi, una delle figure di spicco del movimento reggiano, definisce la documentazione «ascolto visibile», perché rende visibile ciò che di solito è invisibile: il processo di pensiero del bambino.

Perché non test e voti?

I test standardizzati ci dicono se il bambino rientra nella norma. Ma la norma è un concetto statistico: non dice nulla del singolo bambino, dei suoi interessi, dei suoi punti di forza, del suo modo di pensare. Due bambini possono entrambi «saper contare fino a dieci», ma uno lo fa meccanicamente, mentre l’altro comprende il concetto di quantità e sa confrontare insiemi. Un test non lo mostra, la documentazione sì.

Inoltre, testare i bambini piccoli è di per sé problematico. Un bambino di quattro anni a cui si chiede «quanto fa due più tre?» può non rispondere, non perché non lo sappia, ma perché è stanco, timido o sta pensando ad altro. Mezz’ora dopo lo stesso bambino può dividere spontaneamente cinque mele tra due amici con assoluta precisione. La documentazione coglie quel secondo momento, il test no. Ed è proprio quel secondo momento a dirci la verità sulle competenze del bambino.

Come funziona la documentazione in pratica?

All’Accademia dei Piccoli la documentazione fa parte del lavoro quotidiano delle nostre insegnanti. Quando un gruppo di bambini si dedica a un progetto, per esempio (è uno scenario di esempio) costruire una «casa per gli uccellini», l’insegnante osserva e annota. Fotografa le varie fasi del lavoro e trascrive le conversazioni dei bambini: «dobbiamo fare il tetto, perché quando piove gli uccellini si bagnano», dice un bambino. «E io voglio una finestra, così gli uccellini possono guardare il cielo», aggiunge un altro.

Queste annotazioni vengono poi raccolte nella documentazione del progetto, che racconta una storia: come è nata l’idea, quali domande hanno fatto i bambini, quali soluzioni hanno trovato, cosa li ha sorpresi e cosa è stato difficile. La documentazione può assumere la forma di pannelli alle pareti della scuola, album o presentazioni per i genitori. Ogni forma va bene, purché restituisca la profondità e l’autenticità del processo.

La documentazione per le insegnanti

Per le insegnanti la documentazione è un prezioso strumento di riflessione. Riguardando foto e appunti, l’insegnante può vedere schemi che non aveva notato nel ritmo frenetico della giornata: accorgersi che un bambino sceglie sempre il ruolo di leader, mentre un altro preferisce lavorare da solo, o scoprire che un tema che sembrava esaurito suscita nuove domande. Sulla base di queste osservazioni l’insegnante pianifica i passi successivi, non dal manuale ma dalla vita. È l’essenza della progettazione: una pianificazione flessibile che nasce dall’osservazione attenta e non da linee guida calate dall’alto.

La documentazione per i bambini

Forse l’aspetto più bello della documentazione è il suo valore per i bambini stessi. Quando un bambino del gruppo dei più piccoli guarda le foto di un progetto a cui ha partecipato un mese prima, si vede in azione: mentre costruiva, dipingeva, sperimentava. Questo costruisce memoria e identità: «sono una persona che crea, scopre, sa fare». I bambini più grandi tornano volentieri alla documentazione, commentano i loro lavori, li confrontano con quelli più recenti e vedono da soli quanto hanno imparato. È un meccanismo molto più forte per costruire la fiducia in sé di qualsiasi timbro «bravo» o di un bel voto.

La documentazione per i genitori

Per i genitori la documentazione è una finestra su un mondo che ogni giorno non vedono. Sanno che il bambino passa a scuola diverse ore al giorno, ma che cosa fa esattamente in quel tempo? La documentazione risponde a questa domanda in modo molto più ricco di un laconico «è stato bello» o «oggi qualcuno ha litigato con qualcuno».

Fonti e letture di approfondimento

  • Project Zero, Reggio Children, Making Learning Visible: Children as Individual and Group Learners, Reggio Children, 2001.
  • Rinaldi C., In Dialogue with Reggio Emilia: Listening, Researching and Learning, Routledge, 2006.
  • Edwards C., Gandini L., Forman G. (a cura di), The Hundred Languages of Children: The Reggio Emilia Experience in Transformation, 3ª ed., Praeger, 2012.
Katarzyna Jaszczuk – Direttrice metodologica, Accademia dei Piccoli

L’autrice

Katarzyna Jaszczuk

Direttrice metodologica della scuola dell’infanzia Accademia dei Piccoli a Kabaty. È responsabile del programma educativo ispirato all’approccio Reggio Emilia, della documentazione pedagogica e del sostegno alle insegnanti nel lavoro quotidiano con i bambini. Conosci il nostro team

Leggi anche: Il ruolo del genitore nell’approccio Reggio Emilia — partnership invece di delega · Che cos’è l’approccio Reggio Emilia e perché cambia il nostro modo di pensare l’educazione?


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